NON È LA SOLITA MINESTRA…

NON È LA SOLITA MINESTRA…

E quanto, quanto ci fa bene.

"Lo ammetto, da piccola faticavo a mangiarla. Col tempo e viaggiando un po', ho scoperto che la minestra mi piace (ogni regione ha la sua, lo sapevate?) E poi quanti benefici per il nostro corpo, ci permette di assimilare più fibre e aiuta a ridurre gli apporti energetici. Ecco dunque per le amiche di Victoria un breve tour tra le zuppe e zuppette nostrane e non.

Di solito è buona anche il giorno dopo, anzi a volte più buona. Zuppa, minestra o ribollita, insomma, questo succulento piatto invernale non solo è gustoso, ma riscalda, sazia e nutre, ed è anche salutare. E non è vero che non piace ai bambini! Ne vedo sempre di più ghiotti, immergere il cucchiaio, sbrodolarsi alla grande e inghiottire di gusto! È solo una questione di abitudine in fondo: se in casa la si è sempre mangiata, piacerà anche ai piccoli, l'importante è presentarla bene (anche l’occhio vuole la sua parte), farla con ingredienti sani, genuini, freschi e magari anche colorati, e si può arricchire con dorati crostini fatti con il pane avanzato, una bella abitudine anti-spreco.

Altro che ""solita minestra"" dunque, ma zuppa, anzi tante zuppe che prendono spunto non solo da ogni parte del territorio italiano, ma anche dall'estero. Prova ne è quella straordinaria di cipolle, di origine francese, semplice da preparare ed estremamente appetitosa, con i suoi crostini e il formaggio fuso: una vera delizia. Dall'Ungheria arriva invece la Gulaschsuppe, che prevede anche l'aggiunta di bocconcini di carne, mentre da Germania e Austria è un tripudio di zuppe di patate, porri, broccoli.

Le varianti italiane prevedono invece (come al solito ci sappiamo fare) tanti legumi e cereali. Lenticchie, orzo, farro, fagioli, ortaggi, da arricchire anche con spezie, garantiscono in un piatto solo un ottimo apporto di proteine nobili, una notevole quantità di fibre, sali minerali, vitamine del gruppo B e sostanze antiossidanti e anticolesterolo.

Fra l'altro non ci vuole molto per preparare una buona zuppa, o no? Sono ormai da dimenticare gli interminabili ammolli, ma per chi ama la tradizione è bene ricordare un piccolo stratagemma: un cucchiaio di bicarbonato nell'acqua dell'ammollo agevolerà l’ammorbidimento e renderà più breve la cottura.

A tal proposito consiglio vivamente di recuperare un piatto della tradizione siciliana che si prepara proprio con le fave secche: il Macco. Una crema deliziosa (anche il commissario Montalbano ne è ghiotto!) da insaporire con un goccio d’olio e un tocco di finocchietto selvatico: altro che cena da poveri, un piatto che giustifica la ""scarpetta"".

MACCO DI FAVE

Ingredienti per 4 persone: 500 gr fave secche sgusciate, 1 cipolla, 1 carota, 1 gambo di sedano, finocchietto selvatico, sale, olio q.b.

Preparazione: mettere a bagno le fave, in acqua tiepida, per mezz'ora circa, per ammorbidirle e pulirle. Sciacquarle e metterle in pentola, coperte d'acqua (almeno 4 dita oltre i legumi) a temperatura ambiente. Unire una cipolla bianca intera, 1 carota lavata ma non sbucciata, 1 gambo di sedano, 1 mazzetto di finocchietto selvatico e un cucchiaio raso di sale fino. Portare ad ebollizione e poi far cuocere altri ¾ d'ora circa, sino a quando l'acqua sarà quasi completamente assorbita. A quel punto togliere il sedano e la carota (se si vuole anche la cipolle, secondo i gusti) e mescolare energicamente con un 'cucchiaio di legno, finché si otterrà una crema omogenea. Il Macco è pronto! Se si vuole un gusto più deciso si può soffriggere, a parte, ancora un po' di finocchietto selvatico tritato, in poco olio extra vergine di oliva e poi aggiungerlo alla crema. Lasciare riposare per 10 minuti circa, coperto. Poi servire nelle ciotole, guarnendo con un ciuffetto di finocchietto selvatico, crudo e, a piacere, pepe nero."
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