COMPETIZIONE? LASCIAMOLA ALLE RAGAZZINE.

COMPETIZIONE? LASCIAMOLA ALLE RAGAZZINE.

Perché è di gran lunga più forte la complicità.

"Non è forse una liberazione? Finalmente è una storia superata, quella del ""Oh mio Dio, lui guarda Graziella e non me!"". Oppure: ""Piaccio più io o Graziella?"" (Graziella ovviamente, era molto carina anche con la tuta!).

Oggi, almeno per come la vedo io, sembrano sciocchezze e inutili perdite di tempo.

Io benedico quelle zampette di gallina che ho intorno agli occhi… Perché? Perché secondo me c'è un tempo per tutte le cose, e per tutte le cose c'è un tempo. Che fatica voler essere sempre giovani, belle, pimpanti, all'avanguardia a tutti i costi. A volte è piacevole rilassarsi e guardarsi indietro, ma anche di lato, avanti… Magari non abbiamo realizzato proprio tutto quello che ci eravamo prefisse, ma qualcosa sì! E poi ricordiamoci che una volta, dopo i fatidici '50, si poteva andare in pensione, coccolare i nipotini, lavorare a maglia, cucinare e guardare la tv, o ancor meglio viaggiare e nulla di tutto ciò appariva un ""ripiego"", anzi! Era la ricompensa di una lunga fatica di lavoro sia in casa, sia fuori. Adesso invece siamo ancora ""in pista"" a tutti gli effetti. Certamente è un bene, uno stimolo continuo, ogni tanto assomiglia a una gara con chi inevitabilmente è in corsa con noi.

Comunque, confesso, provo un certo fremito di fastidio quando vedo le mie coetanee sempre in ghingheri, snelle, truccate e pettinate come per una festa! Ma chi ci crede che è il selfie dell'ultimo minuto?! E comunque che importa?

Il fatto è che questo è il momento per fare un training di autostima. Si comincia con l'entrare più in sintonia con noi stesse e prosegue con l'elenco di cosa abbiamo raggiunto, le esperienze che abbiamo acquisito. Tutto quello che siamo.

Basta dunque con la competizione. Da studentesse, giovani professioniste, donne in carriera poteva essere positiva (sempre entro un certo limite, se no è patologica!), alla lunga però la competizione può essere ridicola, noiosa e anche avvilente. Meglio sviluppare uno spirito di ""gruppo"", scambiarsi utili pareri ed opinioni, essere solidali e sostenersi nelle faccende fisiche e sentimentali, nel lavoro poi sarebbe perfetto.

C'è chi dice che la solidarietà femminile non esiste e, a dire il vero, qualche volta lo penso anch'io. Ma anche se poche, le mie amiche le tengo strette. Meglio poche amiche, ma buone! Capaci di condividere gioie e dolori, a volte anche con una maliziosa complicità, a volte capaci di restituire uno sguardo positivo di noi stesse. Come in uno specchio."
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