E SE CAPITASSE A UNA NOSTRA AMICA?

E SE CAPITASSE A UNA NOSTRA AMICA?

Come infondere ottimismo e positività a un’amica che ha scoperto di avere un tumore al seno. Ecco il parere della Dr.ssa Marinella Linardos.

Un evento sconvolgente, che cambia le persone. Quando qualcuna vicino a noi scopre di avere il tumore al seno, spesso non si sa come essere d’aiuto. Per compensare questa impreparazione, abbiamo chiesto qualche suggerimento alla Dott.ssa Marinella Linardos, Psicoterapeuta e psiconcologa della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, di Roma.

Non si è mai preparati abbastanza per un evento drammatico come il tumore al seno.
Anche per chi è amica della persona malata, può essere una prova.

Il primo consiglio è quello di pensare che non ci sono consigli da dare in assoluto. Nessuno può essere davvero preparato in anticipo per fronteggiare una situazione del genere. Un eccesso di consigli non fa che tradire l'ansia di dover dire o fare qualcosa a tutti i costi.

Ci sono degli atteggiamenti da evitare?
Rassicurazioni di superficie come tentare ingenuamente di sdrammatizzare e frasi fatte come ”devi essere forte” o “pensa positivo” o “tu sei forte” rischiano di far sentire la donna ancora più sola. Qui darei un consiglio alla donna ammalata piuttosto che all'amica: difficilmente si trovano le parole giuste per stare vicino, inevitabilmente si è sempre fuori tempo o fuori luogo. Semplicemente perché nessuno può davvero capire come ci si sente in certi momenti. Occorre essere indulgenti perché l'ansia invade tutti, soprattutto chi ti vuole più bene.

Cosa è meglio dire o fare per infondere positività?
L'amica è chiamata ad interrogarsi su quali sono stati, fino a quel momento, i punti di forza di quell'amicizia. Prima di infondere qualcosa occorre interrogarsi su se stessi e avere una percezione quanto più chiara dei propri limiti e delle proprie risorse. Rimanere in ascolto di se stessi. L'eccessiva preoccupazione per la positività da infondere a tutti i costi toglie valore all' esperienza che l'amica ammalata sta attraversando perché la defrauda da quei sentimenti di paura e di tristezza che sono in parte inevitabili. Lasciamo essere chi si ammala così come si sente di essere. Per un legame d'amicizia è un'occasione d'autenticità.

Conta anche l’aspetto pratico ? (tipo ti tengo i bambini, ti faccio la spesa, ti accompagno alle visite...)
In questi momenti difficili, piccoli o grandi aiuti sono la manifestazione concreta della propria disponibilità reale.

Qual è il momento più duro nel percorso della malattia: scoprire di avere un tumore, l'operazione, le terapie, la guarigione?
Non è possibile generalizzare, per ogni donna ogni fase può assumere un significato diverso, certamente ogni fase presenta delle caratteristiche specifiche, dallo shock iniziale della diagnosi alla grande concentrazione psico-fisica durante le terapie fino alla fase di rielaborazione al termine delle cure che spesso può essere scambiata per depressione ma non lo è, nella maggior parte dei casi. Si tratta invece dell''inevitabile tristezza al servizio dell'esame di realtà di quanto accaduto.

E rispetto a queste fasi, ci sono comportamenti diversi da tenere? Da parte di chi è vicino alla persona malata?

Il percorso di cura è un processo lungo e complesso, cambiano gli stati emotivi e fisici della donna ammalata, pertanto alla persona amica è richiesto di sviluppare una sensibilità particolare di comprensione fase per fase. Quasi tutti sanno stare molto vicino nelle fasi iniziali della malattia mentre nel tempo si va incontro ad una sorta di assuefazione. Purtroppo è proprio in questa fase di ritorno alla vita “normale” che la donna può sentirsi più sola. È il momento dei bilanci: certe amicizie si rafforzano, altre possono allentarsi fino alla rottura in qualche caso. In situazioni del genere, bisogna saper rimanere in ascolto di se stessi prima ancora che dell'altro. Si può essere catalogati tra le amicizie deludenti e non necessariamente per proprie oggettive insufficienze, forse, molto semplicemente, l'amicizia si basava su presupposti molto diversi da quelli necessari in momenti come questi.

Fino a che punto ci si può spingere come amica? Se l'amica è molto giù o depressa?
Proprio a questo mi riferivo in precedenza. Di quali reali risorse dispongo per stare vicino a qualcuno che soffre? qual è la qualità della mia identificazione? Sto rischiando di fare delle indebite sovrapposizioni e confusioni? Si può anche riconoscere di non farcela a stare accanto a qualcuno che sta male, ci vuole molta onestà emotiva per riconoscerlo. Chi sta male, saprà comprendere.

Come aiutare l'amica a recuperare l'autostima? A superare il colpo subito alla femminilità?
La donna che si ammala è in cerca di una “nuova normalità” che va riconquistata durante e dopo la malattia, l'amica può essere estremamente utile nel provvedere a mantenere quella familiarità e quel senso di identità che rimangono immutati anche dopo un cambiamento cosi forte. In fondo la malattia, qualunque malattia importante, non fa che aumentare il bisogno che tutti gli esseri umani hanno di sentirsi davvero amati e insostituibili e di comprendere quanto contano davvero certi rapporti. L'autostima, cioè la valutazione e l’approvazione di se stessi, primariamente si poggia su questo amore che viene dall'altro.

Quali sono le strutture che offrono un supporto psicologico in Italia?
Tutti gli ospedali d'eccellenza e i poli oncologici in Italia hanno (o dovrebbero avere) oramai un servizio di psico-oncologia, psicologi- psicoterapeuti specificatamente formati e dedicati ad accompagnare la donna durante il percorso di malattia che ha delle caratteristiche particolari.

Si potrebbe dire che affetto e dimostrazioni di affetto sono una "terapia"?
Domanda moto interessante. La domanda di guarigione che la donna richiede allo psicoterapeuta o al medico durante il percorso oncologico è, al fondo, sempre una domanda d'amore. Non credo che i sanitari siano sufficientemente coscienti di questo. L'amore che salva tocca i livelli più primari della nostra affettività, quelli legati alle forze che ci hanno tenuto in vita nelle prime fasi della nostra esistenza. A questo livello, l'amore è terapia. E viceversa. Sento però di aggiungere che il termine terapia è molto inflazionato, sembra che qualunque attività piacevole oggi sia considerata terapeutica, da una passeggiata all'andare al cinema. Terapia significa lavoro, dolorosa interrogazione su se stessi nel rapporto con un altro, con la realtà. Non è l'amore il fine della terapia, né tantomeno uno stato transitorio di ben-essere quanto l'emergere di alcune verità su se stessi.

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tumore al seno

morella 23/03/2016

mia cugina l ha scoperto purtroppo sei anni fà a 52 anni,ricordo che gli è controllato il mondo addosso,eravamo a fare il pap test che si fa alla nostra età...per scrupolo lo abbiamo ripetuto a due mesi di distanza,sono sttai i 60 g piu lunghi della nostra vita..sono stati g pesanti x fortuna il tumore è beigno ,va tuto sotto controllo e da qesta situazione mia cugina si era buttata seguendo la parodi sulle ricette,adesso ha seguito un corso di cucina ed è chef a domicilio

Difficile

23/03/2016

Mi sono sempre prestata e nel mio piccolo cercato di aiutare le mie amiche nel momento di bisogno, ma si trattava di piccole emergenze, ma un problema cosi grosso proprio non so se avrei la forza di aiutarla, anzi sono sicura che sara lei a diventare la spalla su cui piangere.

Una cara zia

02/03/2016

Una mia zia a 49 anni ha combattuto un tumore al seno. E' stata molto coraggiosa e ce l'ha fatta grazie anche al supporto dei familiari e medici. Ora sono passati 15 anni e sta bene. Essendo una consanguinea faccio i controlli ogni anno.

Un amica

27/02/2016

Una mia ex amica ci è passata ed e stata una tragedia per lei.Ci vuole coraggio sia per stare ad ascoltare e anche se lo si ha.Credo che l'importante è prevenire e quando si può aiutare la ricerca

presenza

18/02/2016

Purtroppo ad una mia amica è successo, io mi sono m trovata impreparata a questa esperienza e siccome non ho trovato mai le parole giuste da dirgli, perchè forse non ci sono, ho preferito essere presente fisicamente in ogni modo,sperando che abbia capito che non avendo mezzi per aiutarla condividevo comunque il suo dolore!

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