DIVORZIO BREVE, COSA È CAMBIATO?

DIVORZIO BREVE, COSA È CAMBIATO?

Perché è importante sapere cosa ci si deve aspettare e cosa ci spetta. L’abbiamo chiesto all’avvocato Silvia Raimondo, per chiarirci le idee.

Per districarci in una questione che resta spinosa, sapere cosa è cambiato nel divorzio può essere utile. Per questo abbiamo intervistato l’avvocato Silvia Raimondo, specializzata in diritto di famiglia per il Foro di Catania, Patrocinante in Cassazione e Procuratrice di Rota Romana. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

Per quanto riguarda i tempi tecnici quali sono le differenze rispetto a prima?

Nel divorzio breve cambiano i termini che intercorrono dalla avvenuta separazione, in udienza davanti al presidente del Tribunale, al divorzio effettivo: sei mesi, in caso di separazione consensuale, un anno per separazione giudiziale. In caso di separazione giudiziale è necessaria anche la sentenza.

La legge è applicabile anche ai casi pendenti già in corso. Naturalmente questi nuovi termini legali si allungheranno se, decorsi i termini, le intenzioni e le condizioni dei coniugi sono in contrasto, se c’è ancora conflitto.

E per quanto concerne l’aspetto patrimoniale, cosa cambia?

Un altro aspetto del divorzio breve prevede (con la legge n° 55 del 2015 ) una novità che regola anche il regime di comunione coniugale dei beni. Se prima lo scioglimento della comunione legale dei beni tra coniugi, in procedimenti giudiziali, avveniva quando veniva emessa la sentenza di separazione, davanti al Tribunale (magari dopo anni di procedimento) adesso invece, lo scioglimento della comunione dei beni avviene appena i coniugi si presentano per la prima volta davanti al presidente del Tribunale, per la prima udienza, con l’intenzione di separarsi. E c’è equiparazione tra separazione consensuale e giudiziale, in questo senso.

È sempre indispensabile comparire in Tribunale per le parti?

Non più, infatti la legge sulla negoziazione assistita (n°162 del 2014) prevede la possibilità di separarsi e divorziare, consensualmente con l’assistenza di due avvocati, al di fuori dal tribunale, con un accordo e un contratto scritto (assegno mantenimento, assegno per i figli, casa) sotto la responsabilità degli avvocati, che poi dovranno soltanto chiedere un autorizzazione al Procuratore della Repubblica (Pubblico Ministero) e procedere alla trasmissione dell’accordo al Comune di competenza. Quindi le parti non dovranno mai comparire in Tribunale, tutto sarà avallato e autenticato dagli avvocati, che possono risolvere definitivamente anche tutte le questioni patrimoniali (persino trasferimenti di immobili) avendo quindi anche funzione di Notaio. I sei mesi necessari per ricorrere la divorzio, in questo caso, decorrono dal momento della sottoscrizione dell’accordo davanti agli avvocati. Necessariamente uno per parte.

E per chi non prevede aspetti economici e non ha figli minori o non autonomi c’è un'altra possibilità?

Si, c’è anche una terza forma di separazione consensuale o divorzio congiunto che si può ottenere davanti al sindaco del Comune dove è stato celebrato il matrimonio. In questo caso specifico non possono però essere contemplati aspetti economici e patrimoniali relativamente al coniuge, non devono esserci figli minori o comunque non autonomi. Si tratterà di pura e semplice separazione consensuale o divorzio, il sindaco si comporterà come Pubblico Ufficiale autenticando l’atto.

In poche parole, da quanto abbiamo capito, il procedimento è più agile e veloce di una volta.

Dal punto di vista psicologico ci sembra che questa velocizzazione possa essere d’aiuto per evitare quei dolorosi strascichi dovuti a una decisione che è sempre molto difficile.

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