LA VITA NON È MAI TROPPO STANCA PER RICOMINCIARE!

LA VITA NON È MAI TROPPO STANCA PER RICOMINCIARE!

A proposito Victoria e il Tempo delle Donne, abbiamo intervistato Giangiacomo Schiavi, famosa firma del Corriere che degli over50 ne ha fatto un libro.

Giangiacomo Schiavi è stato vicedirettore del Corriere fino al 2015. Tra i tanti suoi libri “Ancora giovani per essere vecchi”, di cui è coautore con Carlo Vergani (RCS Media Group, 2014) e nel quale parla proprio di noi.

Lei conosce molto bene i cosiddetti senior e nel libro “Ancora giovani per essere vecchi” tratta tematiche care alle lettrici di Victoria, sia perché le vivono in prima persona, sia perché si prendono cura dei genitori anziani. Come mai un libro dedicato a loro

Perché in Italia si scrive troppo di aria fritta e troppo poco di questioni serie, perché la parola rottamazione mi fa venire l’orticaria e la parola vecchiaia mi fa pensare a quello che tante persone possono ancora dare nonostante l’età: esperienze, storie, passioni, esempi che si riassumono in memoria e restituzione. Valori di cui non possiamo fare a meno. E poi perché con la crisi, quasi due milioni di vecchi in Italia non vivono, ma sopravvivono. Sono anziani fragili, sopraffatti dalla solitudine e dalle dinamiche dell’invecchiamento precoce, sui quali si abbattono le malattie che la medicina moderna ha reso croniche: ipertensione, depressione, infarto, tumore, ictus, Parkinson, Alzheimer. Parlare di anziani vuol dire toccare un sistema che riguarda un terzo della popolazione e tocca i nervi sensibili della società: sanità, welfare, pensione, lavoro, tempo libero. La vecchiaia non esiste, ha scritto Marc Augé. La vecchiaia è solo un numero, ha detto mio figlio a 13 anni. Magari. La vecchiaia è la vita che vacilla, dico io, quando si smette di lavorare e il tempo perde un fondamentale punto d’appoggio. Bisogna lavorare per rendere la longevità non solo un problema, ma una risorsa. Mi piacerebbe un dialogo intitolato “Venti-Ottanta”, giovani e vecchi insieme per cambiare in meglio l’Italia.

Qual è l’aspetto che l’ha colpita di più degli over 50?

Da un lato la grande carica e l’entusiasmo con il quale sanno affrontare le situazioni difficili: la vita non è mai troppo stanca per ricominciare. Dall’altro il patrimonio di memoria che non deve essere disperso. C’è una nuova longevità in atto, accelerata dal salutismo e dalla medicina moderna: non accetta di finire in panchina. Uomini e donne a sessant’anni, per esempio, hanno una vitalità ancora contagiosa, che viene dall’aver vissuto una stagione di benessere in cui le conquiste sociali hanno avuto un ruolo determinante: condizioni di lavoro, stipendi, vacanze, viaggi, lotte studentesche, conquiste sindacali. Cose che oggi ai giovani vengono negate o sottratte. Ecco, gli over 50 dovrebbero garantire il passaggio di potere generazionale, non essere scaricati. Il rischio è il conflitto che non giova a nessuno.

Ci sono differenze fra uomini e donne. E se sì quali?

La prima differenza che mi viene in mente è che gli uomini a ottant’anni si fidanzano di nuovo. Le donne no. La società è ancora maschilista in questo. A riequilibrare tutto è arrivata la storia di Macron e Brigitte, con lei più vecchia di trent’anni, ma è un’eccezione. E poi la cura della persona. Le donne sole, anziane, ce la fanno. Gli uomini soli si lasciano andare. Ed è il principio della fine. Le donne inoltre sono più battagliere, si impegnano, si danno da fare, spesso sono travolte dall’incombenza dei nipoti da curare. Ecco, anche questo è molto evidente soprattutto in provincia: donna che cucina e cura i bambini, nonno al bar o alla bocciofila. La donna spesso è schiacciata dall’accudimento, dei genitori anziani e dei nipoti piccoli. Un impegno che rende attivi, ma anche faticoso. Il riequilibrio non è facile, è un passaggio culturale. Per questo bisogna pensarci, parlarne di più, cambiare un sistema che appare, come quello sanitario, anacronistico con gli anziani.

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