LE VINCITRICI DEL PREMIO VICTORIA

LE VINCITRICI DEL PREMIO VICTORIA

Il momento più emozionante della serata de Il Tempo delle Donne è stato il Premio Victoria, dedicato alle donne che con coraggio si sono reinventate, riscrivendo la propria vita. Le vincitrici sono estate la veronese Maria Teresa Ferrari e l’attrice Maria Grazia Cucinotta.

Maria Grazia Cucinotta è stata scelta come Ambasciatrice Victoria, perché, come donna, ne incarna al meglio i valori. Maria Grazia, infatti, non è solo un’attrice ed una produttrice di successo in Italia ed in Cina, ma è anche una donna che ha saputo reinventarsi professionalmente e che, da sempre, è impegnata nel sociale con l’associazione Susan G. Komen Italia. Scopriamo insieme cos’ha detto quella sera. 

Maria Grazia, non è la Sua prima volta sulla rivista Victoria, ma questa (e noi ne siamo orgogliose) lo fa come nostra Ambasciatrice. Cosa l’ha spinta ad accettare questo ruolo?

Per me è un onore rappresentare la filosofia positiva di Victoria rispetto alle over50, ed il fatto di aver accettato questo ruolo è un modo per poter stare vicino a tutte quelle donne che hanno qualche difficoltà a vedere il bello dell’età che avanza. A modo mio, vorrei contribuire a dar loro la forza e la grinta per affrontare con positività ogni fase della vita.

La capacità di reinventarsi appartiene alle cinquantenni, ormai sembra assodato; è d’accordo?

Sì, e credo che dipenda dal fatto che, a 50 anni, s’iniziano a tirare un po’ le somme, a capire cosa va e cosa non va nella propria vita e, allo stesso tempo, si hanno molti più strumenti per gestire i cambiamenti; infatti, ci si conosce a fondo e, rispetto alla gioventù e nonostante possa mancare un po’ la meravigliosa spensieratezza tipica di quegl’anni, si sa con maggiore chiarezza cosa si vuole nella vita e cosa no: questo fa la differenza. Anch’io penso, quindi, che i 50 anni siano un momento particolarmente propizio per reinventarsi!

Da una ricerca risulta che le donne, superata una certa età, hanno più propensione alla felicità. Perché, secondo Lei, si è più felici?

Il fulcro di tutto, come dicevo prima, è che, arrivate intorno ai 50 anni, le donne iniziano ad essere più consapevoli di se stesse, si conoscono meglio e, soprattutto hanno modo di mettersi finalmente al primo posto. Spesso, infatti, tendono a porsi in secondo piano rispetto al resto: la famiglia, il lavoro, la casa. Nel momento in cui questa nuova fase della vita regala un po’ più di tempo per se stesse, hanno maggiori possibilità di realizzare i desideri che hanno messo a fuoco, intraprendendo piccoli o grandi cambiamenti sulla via della propria felicità.

L´altra vincitrice è stata Maria Teresa Ferrari, veronese di 52 anni che, dopo un cancro, ha creato una start-up di cappellini per aiutare le donne in chemioterapia.

Maria Teresa, Lei si è dovuta reinventare a 50 anni a causa di una brutta malattia. Com’è andata?

Compio gli anni il giorno di Natale e quello del mio 50° compleanno non è stato felice, perché da lì a poco avrei scoperto di avere una neoplasia mammaria. Dopo il primo mese difficile, c’è stato un primo cambiamento, grazie all’incontro con i medici dello IEO di Milano, i quali mi hanno ascoltato e mi hanno dato delle risposte. Ma il momento determinante è stato quando l’estetista oncologica mi ha raccontato cosa sarebbe successo al mio fisico man mano che facevo le cure e cosa avrei potuto fare per arginare ciò che sarebbe successo. Si tratta di accorgimenti piccoli, ma fondamentali per preservare la propria bellezza ed il proprio benessere. Tant’è che, sul letto prima dell’intervento, mi son fatta due promesse: “Il cancro non mi ruberà il sorriso” e “La cura sono io”.

Quand’è nata l’idea dei cappellini che coprono i cattivi pensieri?

Fin da subito! Non contenta dei cappellini in commercio, decisi di creare una collezione di copricapo da indossare tutte le volte che andavo in ospedale. Un giorno vinsi la ritrosia verso il grigiore che si respira nei reparti di chemioterapia e misi un basco grigio con paillettes. Quel giorno conobbi una giovane donna cui tenni la mano perché era la prima volta che si sottoponeva ad un trattamento. Quando la sera mi scrisse “Sei stata il mio raggio di luce in questo percorso di tenebre; voglio il tuo basco”, capii che i miei copricapo potevano fungere da tramite per aiutare gli altri. Così, supportata dalla mia amica Anna Chiara e da tante altre persone, abbiamo creato le collezioni di copricapi per mettere in luce le donne, la loro forza, la loro innata sapienza femminile e la loro creatività. 

Che cosa significa per Lei vincere il Premio Victoria?

La notizia che ero stata selezionata per il premio è arrivata in una giornata “no”, ulteriore prova del fatto che nelle giornate “no” succede sempre qualcosa che mi spinge ad andare avanti. L’essere selezionata, per me, è già stata una vittoria! Poi, vincere è stato il mio raggio di sole.

A chi lo dedica?

In particolare, lo dedico alla mia amica Anna Chiara ed a tutte le persone che mi hanno donato il proprio tempo durante questi anni per il mio progetto, oltre che alla grande famiglia social fatta di amici e conoscenti che mi hanno sostenuto in questo tempo. 

Ha un messaggio per le nostre lettrici?

In qualsiasi momento, anche difficile, dico di non perdere mai la speranza e la positività e, anche se, a volte, non si ha voglia di sorridere, di sorridere comunque. Il sorriso è forza.

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