MIO FIGLIO VA ALL'UNIVERSITÀ

MIO FIGLIO VA ALL'UNIVERSITÀ

Che fatica il suo primo step verso la vita da adulto!

Mio figlio, a parte il pallone e i videogame, non ha mai avuto una grande passione. Quando era piccolo non gli ho mai sentito dire: “Da grande voglio fare il calciatore, ma neanche il medico, il pompiere, il benzinaio…”.
Quindi, un anno fa, l'ultimo per lui delle superiori, è iniziato il tormentone. Calcolando la non voglia da parte sua di affrontare l'argomento e i test di primavera per le facoltà chiuse, da gennaio in casa non si è parlato d'altro: “A quale facoltà pensi di iscriverti? Hai preso qualche decisione?”. Confrontandomi con le amiche che hanno figli della stessa età e con le mamme dei compagni di scuola di mio figlio, è venuta spontanea (non solo a me) questa considerazione: oggi i ragazzi sono più fragili, più informati ma meno formati. Quindi, visti gli infiniti stimoli a cui sono sottoposti, vanno un po' guidati.
Io ho provato a farlo (con molta pazienza ) e, dopo i muri iniziali, sono riuscita a tessere un filo di riflessione e di conversazione. Faticosissimo!
Credo soprattutto che gli abbia fatto molto piacere essere ascoltato senza condizioni, senza giudizio, potendo esprimere liberamente le sue voglie, le sue inclinazioni, ma anche i suoi dubbi. E io, che lo conosco molto bene, ho cercato di suggerirgli di prendere in considerazione alcune sue attitudini nascoste, magari negate per timidezza. Non è stato facile, lo ammetto. Abbiamo anche valutato chi, tra amici e parenti, l'avrebbe potuto aiutare, una volta laureato, nella professione da scegliere.
A metà percorso, bam! la crisi. E piuttosto profonda. Era troppo stressato dai professori per la maturità, dallo studio delle dispense per fare i test, da mio marito che, inizialmente molto comprensivo, ha cominciato a pungolarlo. Risultato: niente Università, meglio partire per l'Australia perché lì si trova lavoro… Ma forse questa è una scelta adatta a chi non ama lo studio, non a lui che si impegna senza sforzi (ho suggerito io).
La situazione andava assolutamente alleggerita, così abbiamo deciso di agire per sottrazione. Primo: inutile fare i test per entrare a una facoltà che non era tra le prime due preferite, quindi, meno testi da preparare. Secondo: le università programmano delle giornate d'orientamento per spiegare in che cosa la facoltà consiste, lo sforzo che richiede agli studenti e se è obbligatoria la frequenza o meno. Ha funzionato. Mio figlio ha raggiunto l'obiettivo. La sua scelta è caduta su Giurisprudenza, un corso di studi trasversale che gli consentirà l'accesso a tante professioni e a diverse tipologie di aziende. Credo sia la scelta giusta per lui. Perlomeno vale la pena tentare. E in Australia eventualmente ci andiamo in vacanza!

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