L’ORO DI TOSCA? LA GIOGIA DI VIVERE

L’ORO DI TOSCA? LA GIOGIA DI VIVERE

Tosca D’Aquino, attrice, napoletana, classe 66, ha un fascino smagliante come il suo sorriso e una solarità contagiosa. L’abbiamo raggiunta sul set per l’intervista, ce l’ha rilasciata al volo perché doveva assolutamente tornare al trucco prima di continuare a girare.

Tosca D’Aquino, attrice, napoletana, classe 66, ha un fascino smagliante come il suo sorriso e una solarità contagiosa. L’abbiamo raggiunta sul set per l’intervista, ce l’ha rilasciata al volo perché doveva assolutamente tornare al trucco prima di continuare a girare. Come descriverla in quattro parole? Un vulcano di simpatia.

Trasmetti una gioia di vivere incredibile, anche nelle parti che scegli, da dove viene questa energia?

Da Napoli. C’è questa positività nella città, anzi di speranza, di ottimismo. Mia nonna mi diceva sempre che “solo alla morte non c’è rimedio!”. E poi c’è anche una grande tolleranza, noi si cerca sempre di sdrammatizzare, di alleggerire. È da Napoli che mi viene questa gioia di vivere e dalla famiglia. 

Se dovessi scegliere un tuo motto, quale sarebbe?

La dieta fa schifo! Questo è il mio motto. E ne ho fatte di diete. Io sono “schizofrenica” perché ho montagne di libri su tutti i tipi di diete e montagne di libri di ricette, perché adoro cucinare. 

Quando hai deciso di diventare attrice? Ti ricordi il momento esatto?

Non mi ricordo il momento esatto, forse sin da quando ero nella pancia di mamma. Già all’asilo dovevo essere io la protagonista. Sai quando ti chiedevano cosa vuoi fare da grande? Lo subito rispondevo l’attrice. Determinatissima. Ho fatto le scuole dalle suore, ogni anno si faceva un testo di teatro. A 6 anni per esempio ho recitato nella commedia di Eduardo de Filippo “Non ti pago!” e facevo la protagonista. E poi ho sempre avuto una memoria d’acciaio.

 

Se dovessi indicare nella tua vita una musa o un modello che ti ha aiutata?

Sono cresciuta, fin da piccola, vedendo i film del Neorealismo. I miei genitori erano molto attenti al cinema. De Sica, Rossellini, Magnani, Loren. Credo che mi innamorai in un attimo di loro e da lì viene il mio sogno di fare cinema. Ho avuto la fortuna che i miei genitori credessero in me, mi sostenessero fin dal primo provino. E poi a ispirarmi ci sono gli attori e le attrici con cui lavoro e ho lavorato, e sono molti: mi hanno tutti aiutato a fare uscire una parte di me. Come dico sempre, la carriera di un attore è un muro che va costruito mattoncino su mattoncino e ogni mattoncino è una parte, un ruolo in un film, in una fiction, a teatro. La costruzione regge, se ha le fondamenta solide. Le mie lo sono, io non ho mai smesso di lavorare. 

La Napoletanità è un vantaggio? Spiega la tua verve, la tua dimestichezza con lo spettacolo, ma è tutto oro quello di Napoli?

Per me, sì. Napoli è un teatro a cielo aperto, ha una marcia in più. Se ti fermi solo a questo però, è un limite, ma per quanto mi riguarda ho recitato Shakespeare a teatro, sono stata diretta da registi del calibro di Ronconi. Nel cinema italiano, per esempio, se c’è una discriminazione non è di tipo dialettale, ma di genere. Se fai la comica, difficile che ti diano un ruolo drammatico. Ma anche questo non è sempre vero. Pupi Avati ha dato un ruolo drammatico ad Abatantuono. Se dunque trovassi un regista che ci crede, so che saprei superare alla grande la prova. Il limite è nelle loro menti, non nelle mie capacità. 

Cosa significa il teatro per te?

Come diceva Eduardo de Filippo, “quando si apre il sipario, ecco il baratro, ecco l’attore”. Il teatro è una grande prova, c’è il pubblico e tu lo senti, senti se si divertono o no. Senti tutto. Un attore che fa teatro, può fare tutto.

Come vivi questo anno ricco di sfide professionali: dall’uscita al cinema di Una Festa Esagerata al ritorno in TV con I Bastardi di Pizzofalcone?

Con grande gioia. In questi ultimi trent’anni ho sempre lavorato, è chiaro però che quando fai qualcosa che ha successo, be’ a noi attori piace! Quindi sì, è un momento bello, ma anche stressante. Ogni giorno lontano dai figli, non esiste che hai la febbre, lavori, sempre. Ti ritruccano in continuazione, io per esempio che ho i capelli riccissimi, in questa parte devo averli lisci ed è un continuo ritocco. 

Cosa pensi dei tuoi 50 anni?

Età stupenda! Ma io mi fermerei qui! 

Come li hai festeggiati?

In famiglia. All’inizio pensavo a un festone, ma poi ho deciso di stare solo con gli amici più cari e la mia famiglia, bellissimo così. 

Cosa ne pensi di Victoria che vuole promuovere una visione delle donne over50 lontana da stereotipi?

Penso che sia importante parlare delle donne e con le donne sopra i 50, drammatizzando alcune situazioni e raccontando una diversa versione dei fatti. Io stessa sono una testimone della menopausa, che si può vivere in maniera serena e positiva!

 

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